di G.Grammatica - Giorni addietro, Collina, Pierluigi Collina celeberrimo arbitro in grado di fischiare il fuorigioco persino ai pedoni senza che questi ultimi oppongano resistenza, ha rilasciato un’intervista nella quale dice “Qualche tempo fa l’IFAB, International Football Association Board, era visto un organo talmente conservatore da definirne i membri parrucconi… e io ne faccio parte” grasse risate del pubblico, ricchi premi e cotillon, bene, bis.
La sensazione tirando fuori dall’armadio il vecchio naftalinizzato vestito della laurea per partecipare al Gala del Belcanto tenutosi ieri al Vespasiano, ha avuto effettivamente la pregiudizievole sensazione di consegnarsi ad un ginepraio di vecchi parrucconi.
Ed invece davanti all’amico Flavio, a cui abbiamo la fortuna di dare del tu, una platea di giovani e meno, ferali tacchi a spillo e sneakers, mocassini di vernice ed animalier, cravatte, gemelli nonché leziosi colletti alla coreana.
Ora, va detto, non è che all’interno non brillassero calotte craniche illuminate dal rosone, che signora mia come al Flavio, nessuno, ma il contrasto generazionale era cosa bella da vivere, da starci dentro.
Poi la magia: il canto, il Belcanto, non a caso inserito dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’Umanità. Il tenore Davide Giusti, la cui somiglianza al rugbista Martín Castrogiovanni ha fatto temere un placcaggio ai danni degli altri lirici, ha stupito interpretando “La donna è mobile”.
Ancora la soprano Rosa Feola, perfetta Mimì de La Bohème, che ha pettinato la fila I, la fila II, finanche la fila III, trincea della giunta tutta, vibrando sulle note “Donde lieta” mentre annuncia a Rodolfo “Addio, addio, senza rancor”. Solo un’opera di fantasia può contemplare un tale contegno, se non fosse perseguibile per legge, moralmente riprovevole nonché fisicamente faticoso, il SUV dell’ex della scrivente si troverebbe ora su n. 4 blocchetti.
E poi la soprano Teona Dvali, Adriana Di Paola e Anna Goryachova mezzosoprani, il tenore Moisés Marín García, Simone Alberti baritono, Pedro Quiralte Gomez basso-baritono accompagnati al pianoforte da Fabio Centanni e Diego Procoli, hanno incantato transitando le impervie vie di Mozart e Donizetti, Puccini e Rossini.
Menzione speciale per l’highlander Gianfranco Formichetti, fondatore del Reate Festival ed insignito di targa di ringraziamento, colui il quale ha dato significato al termine cultura nel codice d’avviamento postale 02100. Occhi lucidi e sorriso pieno, come a dire all’auditorio tutto che no, non è stato facile occuparsi della materia con indefessa professionalità per ventitré anni come ha fatto lui. La recente cronaca del dicastero, insegna.
Allieta la risposta della cittadinanza tutta, tanta e variegata: energica. Ovazione durante e dopo, applausi e solenne richiesta di “biiiiiis”. Sulle note della Traviata di Verdi si è chiuso il sipario, al grido di “Libiamo” la cittadinanza tutta, tanta e variegata si è effettivamente recata a cena.
Al prossimo (bel)evento.
In tema di esecrabili citazioni, come promesso in testa, Califano direbbe “non escludo il ritorno”.
Ne convengo
21_10_2024

