di Andrea Carotti
Le apparenze sono il fondamento di quel che conosciamo degli altri e di ciò che gli altri conoscono di noi. È il modo in cui le persone appaiono a costituire la sostanza del mondo condiviso.
A poche ore dalla notizia delle dimissioni da capo di gabinetto da parte di Francesco Spano, ancora una volta il Ministero della Cultura è sotto l’occhio del ciclone. Il “caso Boccia al maschile”, come è stato soprannominato, si è scatenato mentre il compagno di Spano respingeva le domande della trasmissione Rai “Report”. Sembrano esserci stati sgradevoli attacchi personali – recita la lettera dell’ex dirigente – che non gli hanno più consentito di svolgere il suo incarico in serenità. Sembra, infatti, che in una chat di FDI sia stato definito “pederasta”. Alle domande dei cronisti, circa un eventuale pressione sulle dimissioni da Palazzo Chigi, Spano si limita a citare un film francese: L’Apparenza Inganna. Nell’opera di Francis Veber l’attore Daniel Auteil interpreta François, un uomo in preda a una crisi che scopre il suo imminente licenziamento da contabile in un’azienda di profilattici. Mentre tenta di lanciarsi dal balcone di casa viene soccorso dal provvidenziale vicino, il quale gli consiglierà di fingersi omosessuale per mantenere il posto di lavoro.
Perché citare proprio questa pellicola? Tentando un’esegesi filmica colpisce prima di tutto la struttura circolare dell’opera che si apre e si chiude con una fotografia di gruppo con tutti i membri dell’azienda. In principio François viene escluso dall’inquadratura, è un esubero, un invisibile che nemmeno l’obiettivo di una fotocamera riesce a imprimere. Nell’epilogo invece lo spazio del visibile se lo prende con la forza. La cinematografia di Luciano Tovoli insiste, ricordando a tratti Blow-Up di Michelangelo Antonioni, sui dettagli impressi in celluloide: in azienda recapitano degli scatti in cui Francois si trova ad una festa in compagnia di un uomo in atteggiamenti piccanti anche se in realtà è un fotomontaggio architettato da quest'ultimo insieme all'anziano vicino di casa. A quel punto vediamo un personaggio ingrandire l'immagine con una lente ed è da quel momento in poi che anche la mdp fa entrare tutti i personaggi e noi spettatori nell'intimità dell'uomo che fino a quel momento restava anonimo. Sembra volerci dire il regista che bisognerebbe soffermarsi un istante di più (istantanea) a conoscere meglio le persone che ci ruotano intorno. A volte, suggerisce il film, è necessario indossare una maschera per essere notati, o come in questo caso diventare la pietra dello scandalo per vedersi riconosciuti, promossi e attraenti. Dal protagonista è attratto il personaggio di Gerard Depardieu, uomo tutto d’un pezzo e maschilista che, come responsabile del personale, dovrà dimostrare alla dirigenza di saper costruire un buon rapporto con François ed evitare il licenziamento. L’autore del commento omofobo, il coordinatore locale Fabrizio Busnengo ai danni di Spano sembra riportare al contesto filmico e nonostante abbia apparentemente dichiarato le dimissioni, ha respinto le accuse di omofobia.
La pellicola evidenzia dei cliché per vedere come funzionano e come condizionano i rapporti inter-personali e le leggi del vivere sociale. "L'apparenza inganna" è il nostro specchio, gioca sul "politicamente corretto" provocando equivoci e cortocircuiti. La storia ci catapulta in un contesto in cui se vuoi esistere non è possibile sottrarsi al giudizio dell’altro, dove siamo chiamati a essere responsabili della nostra immagine. Vivendo di relazioni, l’apparenza diventa una manifestazione necessaria, non si può cancellare la mediazione estetica dell’apparire nei rapporti sociali, ma trovare un equilibrio, dando la giusta importanza alle due componenti.
24_10_2024

