Questa mattina domenica 6 ottobre, è stata inaugurata a Palazzo Dosi Delfini di Rieti la mostra “100 Anni Vicini e Lontani. Dalle onde medie al dab, un secolo di radio e protagonisti della storia d’Italia”, un evento che celebra un secolo di storia della radio e il suo impatto sulla cultura italiana. L’esposizione offre ai visitatori un percorso attraverso l’evoluzione tecnologica della radio, evidenziando come questo mezzo di comunicazione abbia raccontato storie, trasmesso emozioni e influenzato la vita degli italiani nel corso degli anni.
Fino al 6 gennaio 2025, sarà possibile esplorare come la radio si sia trasformata nel tempo, mantenendo sempre un legame forte con la società. L’evento è arricchito da oggetti storici, fotografie e materiali che documentano i momenti salienti di questo viaggio. Giorni e orari di visita sono il giovedì e venerdì dalle 16 alle 20; il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20. Scolaresche e gruppi organizzati possono pianificare visite scrivendo a eventi@fondazionevarrone.it.
L’inaugurazione è stata animata dallo spettacolo “On Air” delle “Radio Radiose”, che ha preceduto il taglio del nastro ed ha visto la partecipazione di Mauro Casciari, conduttore radiofonico e personaggio televisivo ormai caro al grande pubblico. La mostra, promossa dalla Fondazione Varrone, a cura di Stefano Pozzovivo, gode del patrocinio della Fondazione Achille Castiglioni e di AIRE, media partner Radio RAI e TGR Lazio. Con ingresso gratuito, rappresenta un’opportunità imperdibile per riscoprire un elemento fondamentale della nostra storia culturale e per ammirare tante e diverse radio tutte insieme, compresi grandi pezzi storici come il microfono di Majorana. “Con questa mostra schieriamo Rieti in prima fila nelle celebrazioni nazionali per il secolo d’oro della radio e diamo alla città un’altra bella occasione di crescita e l’opportunità di essere punto di attrazione per tutto il centro Italia” ha dichiarato il presidente della Fondazione Mauro Trilli presentando l’iniziativa.
06_10_24
ph M. Festuccia

